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La mia Babele a Padova

Non pensavo che mi sarebbe toccato di fare il direttore di un Festival letterario. Ho sempre fatto l'ospite. Ma mi è toccato di tutto, tra le funzioni improprie. Ma quali sono veramente "improprie"? Mi hanno chiesto di dirigere un festival Teatrale (fatto), di fare regie liriche (fatto), interpretare parti in film (fatto), recitare a teatro (fatto), condurre trasmissioni radiofoniche e televisive (fatto), oltre a essere ospite (fatto), violare embarghi (fatto). Non cantare. Non danzare. Non commettere atti impuri. Ho fatto l'Alto commissario di un sito archeologico, il Commissario semplice e l'Ambasciatore dell'Expo. Ho frequentato anche studi di urbanissimi conduttori (Augias), non graditi a Padova(!); e anche di domatori da circhi (Santoro). Non ho accettato di dirigere un giornale, dalla bella testata e di poca fortuna: "La Discussione".

Ora mi hanno chiamato per il festival di Padova, che ho chiamato Babele a nord est e che ho letteralmente concepito come "discussione". Mi sono sempre chiesto perché i festival letterari non fossero organizzati da letterati, ma da signore e signori, generalmente sconosciuti, molto capaci di sedurre e di convincere scrittori ambiziosi e presuntuosi, ma talvolta riottosi o malmostosi, prevalentemente o inevitabilmente faziosi, spesso convinti di avere una missione (Mauro Corona è fra questi: ideologicamente preferisce Montegrotto a Padova, mortificando i suoi lettori innamorati). Non sapevo che Padova covasse un festival asserragliato in presidi arroccati su autori autorizzati, al di là della varietà dei pensieri, spesso irriverenti e non sempre corretti; e non pensavo di dover scendere in trincea con la scorrettissima, ma eletta, Amministrazione di Padova.

Barbari! Non volete un festival rigoroso e tetragono, di rito mantovano, un vero e proprio festival religioso, con tutti i giusti santi? Allora i barbari devono aver pensato: se non vogliamo piegarci, se vogliamo resistere, dobbiamo chiamare Sgarbi, l'ultimo guastatore, pronto alla guerriglia urbana, capace di trovare affinità tra Manzoni e Bossi (Bossi, non Dossi), indifferente ai bombardamenti e disponibile ad ascoltarci. Così è stato. E, allora, liberi tutti.
E abbiamo invitato tutti. Un po'di razzismo c'è stato, discriminando alcuni Negri, ma non tutti. Altri Negri sono stati accolti. Bianchi non sono venuti. Ma abbiamo trovato spazio per tutti, nella speranza che fossero in disaccordo, liberandoci dal pensiero unico. Ho sempre ricordato la riflessione di Leonardo Sciascia: "se qualcuno chiama un altro professore, avvocato, ingegnere, giudice, ragioniere, quello si volta perché si riconosce, per molti comportamenti comuni, in quelle categorie; io, se mi chiamano intellettuale, non mi volto."
Dunque: specifico dell'intellettuale è la diversità.
Allora ho pensato come potevo trasformarmi da intellettuale negato a organizzatore di "eventi", e mi sono trovato perfetto nella parte, perché la dote dell'organizzatore è la rete di conoscenze, il portafoglio di contatti, l'agenda telefonica. La mia va da Mattarella a Catena Fiorello, con tutte le possibili escursioni laterali, e tutti i divertimenti. Come i versi dadaisti, si mettono i nomi in un sacchetto e si estraggono a caso. Gli incroci saranno perfetti e luminosi, anche senza corona. Le direttrici saranno, miscelate dalle direttrici che mi hanno affiancato, Alba Donati, presidente del Gabinetto Vieusseux, e Lea Codognato, capo di gabinetto della Donati, l'Islam, gli anniversari, i grandi scrittori veneti, lezioni d'arte.

Nelle aree tematiche si muove di tutto: imam e vescovi, teologi, monaci zen, scrittori per raccontarci l'esperienza di mussulmani, uomini e donne in occidente. Anniversari: il quinto centenario della prima stesura de L'Orlando furioso, scritto nel 1516 a Ferrara, nella casa che mio nonno acquistò; il centenario della morte di Guido Gozzano e di Carolina Invernizio; della nascita di Giorgio Bassani e di Aldo Moro. Letture, parole conservate nelle teche Rai, film derivati da romanzi di grandi scrittori veneti del Novecento: Giovanni Comisso, Guido Piovene, Neri Pozza, Dino Buzzati, Goffredo Parise, Giuseppe Berto, Andrea Zanzotto, Gianantonio Cibotto, Fernando Bandini, Luigi Meneghello. E, su tutti, il capolavoro di Luciano Vincenzoni Signore e Signori. E, ancora, recite del Ruzante, di Marco Boschini, di Giacomo Noventa, di Virgilio Giotti, di Biagio Marin. E poi i giovani scrittori, e i vecchi, come mio padre Giuseppe e Antonio Giusti. Sia dia inizio alle danze, dunque. E sarà: Babele a nord est.

Vittorio Sgarbi

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Vittorio Sgarbi
Direttore Artistico

#BABELEANORDEST

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